Endometriosi

L'endometriosi è una malattia cronica in cui un tessuto simile all'endometrio (la mucosa che riveste l'interno dell'utero) si sviluppa al di fuori della cavità uterina — tipicamente su ovaie, peritoneo e legamenti pelvici, più raramente su intestino e vescica. Sotto lo stimolo ormonale del ciclo questo tessuto si infiamma e sanguina, provocando dolore, aderenze e, in alcuni casi, difficoltà a concepire. Si stima interessi circa il 10% delle donne in età riproduttiva, con stime che variano ampiamente a seconda della popolazione studiata (ESHRE 2022).

Sintomi principali

  • Dolore mestruale intenso e ingravescente (dismenorrea) che limita le attività quotidiane
  • Dolore pelvico cronico anche al di fuori delle mestruazioni
  • Dolore durante o dopo i rapporti sessuali (dispareunia)
  • Dolore ciclico alla defecazione o alla minzione
  • Affaticamento e, talvolta, difficoltà a ottenere una gravidanza

Quando rivolgersi al ginecologo

Un dolore mestruale che impedisce di studiare, lavorare o dormire non è “normale”. Il ritardo diagnostico dell'endometriosi è ancora elevato — in media 5-12 anni dall'esordio dei sintomi, con la maggior parte delle donne che consulta almeno tre medici prima della diagnosi: parlarne con il ginecologo ai primi segnali aiuta a intervenire prima.

Come si indaga e si tratta

La valutazione parte dalla visita e dall'ecografia transvaginale, che oggi consente di riconoscere endometriomi ovarici e noduli dell'endometriosi profonda; la risonanza magnetica è utile nei casi selezionati. Secondo le linee guida ESHRE 2022 la laparoscopia non è più indispensabile per la diagnosi quando l'imaging è indicativo. Un'ecografia negativa, però, non esclude la malattia: la sensibilità è elevata per gli endometriomi ma più limitata per l'endometriosi profonda e, ancor più, per le lesioni peritoneali superficiali. In caso di sintomi persistenti nonostante la terapia medica, la laparoscopia resta quindi un'opzione diagnostica e terapeutica. Il trattamento è personalizzato e comprende terapia del dolore e terapie ormonali, secondo una gerarchia di linee: estroprogestinici e progestinici in prima linea, analoghi o antagonisti del GnRH in seconda linea, inibitori dell'aromatasi in terza linea — con la precisazione che una quota di pazienti (11-19%) non ottiene una riduzione del dolore con la sola terapia ormonale. Nei casi selezionati si ricorre alla chirurgia, con un percorso che tiene conto anche del desiderio di gravidanza.

Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS)

La sindrome dell'ovaio policistico è il disturbo endocrino-metabolico più frequente nelle donne in età fertile (circa 8-13%). La diagnosi, secondo la Linea Guida Internazionale 2023 (basata sui criteri di Rotterdam), richiede la presenza di almeno due condizioni su tre — oligo-anovulazione, segni di iperandrogenismo (clinici come irsutismo e acne, oppure biochimici) e aspetto policistico delle ovaie all'ecografia, che nelle adulte può essere sostituito da un valore elevato di AMH — dopo aver escluso altre cause (per esempio iperprolattinemia, disfunzione tiroidea, iperplasia surrenalica congenita non classica). Quando coesistono cicli irregolari e iperandrogenismo, ecografia e AMH non sono nemmeno necessari per la diagnosi. Nelle adolescenti la diagnosi richiede invece la presenza di entrambi i criteri — iperandrogenismo e disfunzione ovulatoria — senza ricorso a ecografia o AMH, che in questa fascia d'età hanno scarsa specificità.

Sintomi principali

  • Cicli mestruali irregolari, distanziati o assenti
  • Difficoltà a concepire legata all'assenza di ovulazione
  • Irsutismo (peluria in eccesso), acne e pelle grassa
  • Tendenza all'aumento di peso; l'insulino-resistenza è un tratto frequente della sindrome, pur non essendo un parametro da dosare di routine

La PCOS non è solo una questione estetica o riproduttiva. L'anovulazione cronica comporta un rischio aumentato di iperplasia e carcinoma dell'endometrio, motivo per cui regolarizzare il ciclo ha anche una finalità protettiva; si associa inoltre a un rischio aumentato di diabete gestazionale e preeclampsia in gravidanza, apnee ostruttive del sonno, ansia e depressione. I dati sugli eventi cardiovascolari a lungo termine sono invece ancora insufficienti: lo screening segue le raccomandazioni per la popolazione generale, integrate dai fattori di rischio individuali. La valutazione comprende anamnesi del ciclo, dosaggi ormonali, ecografia pelvica e controllo dei parametri metabolici; la gestione, spesso multidisciplinare, unisce stile di vita, terapie per regolarizzare il ciclo e l'iperandrogenismo e, quando serve, il supporto alla fertilità e al concepimento.

Fibromi Uterini (Miomi)

I fibromi (o miomi) sono tumori benigni della muscolatura liscia dell'utero, molto comuni: l'incidenza cumulativa a 50 anni è di circa il 70% nelle donne bianche e supera l'80% nelle donne nere, con esordio più precoce e sintomi più severi in queste ultime, sebbene solo una quota diventi sintomatica. Vengono classificati secondo la posizione — sottosierosi, intramurali, sottomucosi, riferimento anche alla classificazione FIGO 0-8 usata dallo specialista — che ne condiziona i sintomi.

Sintomi principali

  • Mestruazioni abbondanti e prolungate, con possibile anemia
  • Senso di peso o pressione nel basso ventre
  • Aumento della frequenza urinaria o disturbi da compressione
  • Talvolta ripercussioni sulla fertilità; molti fibromi, però, non danno sintomi

Come si indaga e si tratta

L'ecografia pelvica e transvaginale è l'esame di riferimento; isteroscopia e risonanza magnetica sono riservate a casi selezionati. Le opzioni vanno dalla semplice sorveglianza (fibromi piccoli e asintomatici) alle terapie mediche — acido tranexamico e spirale al levonorgestrel per il controllo del sanguinamento (senza ridurre il volume del fibroma), analoghi o antagonisti del GnRH, spesso in add-back o come ponte prechirurgico, quando si vuole ridurne le dimensioni — fino alle soluzioni chirurgiche (miomectomia, isterectomia) o mininvasive, come l'embolizzazione delle arterie uterine o la resezione isteroscopica per i sottomucosi, scelte in base a sintomi, dimensioni, posizione e desiderio di gravidanza.

Cisti Ovariche

Le cisti ovariche sono raccolte di liquido all'interno o sulla superficie dell'ovaio. Nella maggior parte dei casi sono cisti funzionali (follicolari o del corpo luteo), legate al normale ciclo mestruale e destinate a risolversi da sole, in genere entro 4-12 settimane; le cisti semplici non risolte restano comunque quasi invariabilmente benigne. La contraccezione ormonale non accelera la risoluzione di una cisti già presente, pur prevenendo la formazione di nuove cisti funzionali. Più raramente si tratta di cisti organiche (per esempio dermoidi o endometriosiche), che possono richiedere una gestione diversa.

Sintomi principali

  • Spesso nessun sintomo: molte cisti si scoprono durante un'ecografia di controllo
  • Senso di peso o dolore pelvico, gonfiore addominale
  • Dolore durante i rapporti o alterazioni del ciclo

Attenzione

Un dolore pelvico acuto e improvviso, magari con nausea o svenimento, va valutato con urgenza: può indicare complicanze come la torsione o la rottura della cisti. In età fertile va sempre esclusa anche una gravidanza extrauterina (test di gravidanza), l'errore diagnostico più temibile in questo contesto.

La valutazione si basa sull'ecografia transvaginale (con criteri standardizzati per stimare il rischio di malignità) e, in casi selezionati, su marcatori ematici e controlli nel tempo. Nella maggioranza dei casi è sufficiente l'osservazione; la chirurgia si valuta quando la cisti è grande, persistente, sintomatica o con caratteristiche sospette.

Sanguinamento Uterino Anomalo e Menorragia

Si parla di sanguinamento uterino anomalo quando le mestruazioni sono alterate per quantità, durata o frequenza. La menorragia (oggi definita, secondo la terminologia FIGO, sanguinamento mestruale abbondante) si definisce soprattutto in base all'impatto sulla qualità di vita e può causare anemia. Per individuarne la causa i ginecologi usano la classificazione internazionale FIGO PALM-COEIN, che distingue cause strutturali (polipi, adenomiosi, leiomiomi, iperplasia e neoplasie maligne) da cause non strutturali (coagulopatie, disfunzione ovulatoria, cause endometriali, iatrogene e non ancora classificate).

Segnali da non trascurare

  • Flusso che dura oltre 8 giorni o richiede cambi molto frequenti
  • Perdita di coaguli importanti o sanguinamenti tra un ciclo e l'altro
  • Stanchezza, pallore o altri segni di anemia
  • Qualsiasi sanguinamento dopo la menopausa (da valutare sempre)

Come si indaga e si tratta

Il percorso comprende ecografia, esami del sangue e, quando indicato, isteroscopia e biopsia endometriale — l'esame che permette di escludere le forme di iperplasia o neoplasia maligna dell'endometrio. Il trattamento dipende dalla causa e può essere medico (acido tranexamico, controindicato in caso di malattia tromboembolica attiva; terapie ormonali; spirale al levonorgestrel) o procedurale (isteroscopia operativa, ablazione endometriale — quest'ultima riservata a donne che hanno completato il desiderio di gravidanza e solo dopo aver escluso una patologia endometriale maligna o premaligna).

Infezioni Vaginali e Vulvovaginiti

Le vulvovaginiti — infiammazioni di vagina e vulva — sono tra i motivi più frequenti di visita ginecologica. Le forme più comuni sono la vaginosi batterica (un'alterazione dell'equilibrio della flora vaginale, la causa più frequente di secrezione vaginale anomala), la candidosi (dovuta più spesso a Candida albicans, ma anche a specie non-albicans come Candida glabrata, in aumento e con risposta diversa agli antimicotici standard) e la tricomoniasi (a trasmissione sessuale).

Sintomi principali

  • Prurito, bruciore o arrossamento di vulva e vagina
  • Perdite anomale per colore, quantità o odore
  • Fastidio durante i rapporti o la minzione

L'autodiagnosi è spesso imprecisa: sintomi simili possono avere cause diverse, che richiedono terapie diverse. La valutazione comprende visita, esame delle secrezioni e, quando indicato, tampone vaginale — utile anche a distinguere le specie di Candida nelle forme ricorrenti (quattro o più episodi in 12 mesi). Il trattamento è mirato alla causa (antimicotici o antibiotici); nelle forme ricorrenti si ricercano i fattori favorenti e si valutano schemi di mantenimento, evitando le autoterapie ripetute.

Dolore Pelvico Cronico

Il dolore pelvico cronico è un dolore nella parte bassa dell'addome e della pelvi che tipicamente persiste da più di sei mesi, anche se questo criterio temporale può non applicarsi quando sono documentati meccanismi di sensibilizzazione centrale. Può avere origine ginecologica — endometriosi, adenomiosi, esiti di malattia infiammatoria pelvica, aderenze — ma nella maggior parte dei casi l'origine non è ginecologica, bensì urologica, intestinale o muscolo-scheletrica, ed è spesso multifattoriale. Proprio per questo merita un inquadramento accurato piuttosto che rimedi improvvisati.

Quando rivolgersi al ginecologo

Un dolore persistente o ricorrente che interferisce con le attività quotidiane, il sonno o la vita di coppia merita una valutazione: individuarne la causa è il primo passo per gestirlo efficacemente.

La valutazione parte da un'anamnesi accurata, dalla visita e dall'ecografia; a volte servono approfondimenti mirati e un approccio multidisciplinare. Il trattamento è rivolto alla causa individuata, con gestione del dolore e, quando necessario, la collaborazione tra più specialisti.

Importante: queste informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. Ogni situazione è diversa: solo una valutazione ginecologica permette di arrivare a una diagnosi e a un percorso di cura adatto alla singola persona.

Fonti principali: linee guida ESHRE 2022 sull'endometriosi; International Evidence-Based Guideline for the Assessment and Management of Polycystic Ovary Syndrome 2023 (NHMRC/ESHRE/ASRM/Endocrine Society); classificazione FIGO PALM-COEIN per il sanguinamento uterino anomalo.